2 aprile: una giornata significativa per guardare avanti

Parlare di autismo oggi significa parlare di diritti, di percorsi ancora incompleti e di famiglie che ogni giorno affrontano sfide concrete, spesso in silenzio.


Una storia recente: i diritti arrivano solo nel 2015
Può sorprendere, ma in Italia il riconoscimento concreto dell’autismo è una conquista recente.
Solo con la Legge 18 agosto 2015, n. 134 si è iniziato a parlare in modo strutturato di Disturbi dello Spettro Autistico, introducendo diagnosi precoce, trattamenti basati su evidenze scientifiche e un primo vero sostegno alle famiglie, all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Prima di allora un vuoto che ha lasciato molte persone – oggi adulte – senza percorsi adeguati, senza supporti specifici, senza un progetto costruito sui loro bisogni reali.


Diagnosi: troppo spesso ancora tardive
Oggi si stima una diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico ogni 77 bambini, generalmente intorno ai 3 anni di età e negli ultimi 10 anni, i casi sono triplicati.
Questo dato ci dice che, da un lato, oggi c’è una maggiore capacità diagnostica; dall’altro però c’è anche la necessità urgente di intervenire sempre prima. La diagnosi precoce non è solo un dato clinico: è l’inizio di un percorso che può cambiare radicalmente la qualità della vita. Una diagnosi tardiva, invece, significa perdere tempo prezioso.


Cosa manca e cosa si può fare ancora
Nonostante i passi avanti, oggi manca ancora qualcosa di fondamentale: una vera integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali e percorsi educativi e lavorativi.
I servizi esistono, ma spesso non dialogano tra loro. E soprattutto, mancano ancora piani strutturati capaci di accompagnare la persona con autismo lungo tutto l’arco della vita.
Serve un lavoro integrato che unisca riabilitazione sanitaria e intervento sociale.
E, allo stesso tempo, c’è bisogno di sostenere le famiglie, che non possono essere lasciate sole a gestire tutto questo.


L’obiettivo deve essere chiaro: non interventi frammentati, ma un vero progetto di vita, costruito intorno alla persona, ai suoi bisogni e alle sue possibilità.
Questa giornata deve essere un punto di partenza, non un momento isolato.


Ne ha parlato oggi ai microfoni di Tgcom24 Germana Sorge, presidente di UNEBA Abruzzo.

Il Cireneo e UNEBA: fare rete per un futuro più inclusivo

La Fondazione Il Cireneo per l’Autismo ETS è associata a UNEBA, una realtà che da oltre 70 anni rappresenta un punto di riferimento per chi opera nel mondo dell’assistenza alla persona.

Cos’è UNEBA e perché è importante?
UNEBA, nata nel 1950, è un’associazione di categoria del Terzo Settore che riunisce oltre 1000 enti in tutta Italia.
Parliamo di organizzazioni che ogni giorno si prendono cura delle persone, nei diversi ambiti:
– sanitario e socio-sanitario
– assistenziale (anziani, disabilità, fragilità)
– educativo

UNEBA non eroga direttamente servizi, ma svolge un ruolo fondamentale di supporto e rappresentanza.
In concreto:
– rappresenta gli enti presso Stato e istituzioni
– tutela il settore sociosanitario
– offre formazione, consulenza e strumenti operativi
– gestisce il CCNL UNEBA, punto di riferimento per tanti operatori del settore

Essere parte di questa rete significa non essere soli, ma contribuire a un sistema più forte, strutturato e capace di incidere davvero.

Un passo importante è stato fatto nel 2025 con la nascita di UNEBA Abruzzo, costituita a Pescara

Alla guida troviamo la Dottoressa Germana Sorge, che ricopre anche il ruolo di coordinatrice della commissione nazionale disabilità.

UNEBA Abruzzo nasce con una missione chiara: rafforzare il sistema di welfare regionale e sostenere chi ogni giorno lavora accanto alle persone più fragili. Gli obiettivi sono concreti e condivisi:
– dare voce agli enti del territorio
– creare una rete tra strutture e associazioni
– dialogare con Regione, ASL e istituzioni
– migliorare la qualità e la sostenibilità dei servizi
– valorizzare il lavoro degli operator

In altre parole: costruire insieme un sistema più giusto, più efficace e più umano.